Nel cuore dell’ager falernus - I grandi vini di Terra di Lavoro

Affacciato sul Tirreno e alle pendici del Monte Massico, Mondragone e soprattutto l’azienda di Michele Moio sono il nostro punto di partenza perché ci sembra giusto iniziare dall’area centrale che ha dato origine all’antico vino Falerno e da una azienda che si impegna per ritrovare e riproporre i sapori di un tempo.

Insieme ai figli Bruno e Luigi, che insegna enologia nelle facoltà di Agraria di Foggia e Napoli e che collabora come winemaker anche per altre aziende prestigiose della zona (Cantina del Taburno, Vestini-Campagnano, Caggiano), Michele Moio si cimenta da anni, con pazienza e dedizione, nell’impresa, peraltro riuscita, di ricreare con falangina e primitivo, uva rossa tipica della zona, le qualità di vino che dagli antichi romani erano considerate tra le più importanti.

Ecco allora due rossi, il Falerno del Massico Primitivo e il Falerno Primitivo Maiatico, che avvolgono con toni di more e prugne, dal sapore deciso ma equilibrato. Dalla falangina, un vino bianco di tutto rispetto con tonalità di frutta e vaniglia.

Costeggiando il Monte Massico nel versante Nord allungate di poco la strada e fermatevi a Cellole perché vale veramente la pena di assaggiare anche la produzione di Falerno del Massico dei fratelli Avallone, nell’agriturismo Villa Matilde, che con i toni aromatici e intensi dei rossi e i profumi gustosi dei bianchi vi faranno capire la preziosità di questa terra.

Proseguite, per una parentesi storica, verso la collina che divide il Monte Massico dal vulcano spento di Roccamorfina dove sorgeva la colonia romana di Suessa, oggi Sessa Aurunca. Poco rimane delle antiche mura romane che la circondavano mentre sono praticamente intatte quelle costruite in epoca medioevale e rafforzate quando il duca di Sessa, Marzano, raggiunta una notevole importanza del capoluogo, sia come estenzione del territorio che come rilevanza strategica delle sue terre, decide di ribellarsi. Il fatto fu così influente che venne rappresentato sulle porte di Castelnuovo a Napoli. Il medioevo e i secoli successivi lasciano anche conventi e chiese ristrutturati e ampliati nel tempo, che danno luogo ad una varietà di stili dal romanico, al gotico, al barocco. Le sorprese Sessa le riserva anche nei suoi vicoli dove potrete ammirare grandi portoni del tre e quattrocento che ornavano le residenze delle personalità del paese. Fuori dalle mura medioevali, oltre all’antico convento di S. Giovanni a Villa (IX sec.), si possono ammirare i pochi resti delle fortificazioni romane, quelli di edifici pubblici fino all’età imperiale e l’anfiteatro del I secolo A. C. che si apre sulla pianura e che poteva ospitare fino a cinquemila persone. A 3,5 Km da Sessa, a sud-ovest in una strada di campagna che univa Sessa a Sinuessa presso il rio Travata si trova anche la monumentale costruzione di epoca romana del Ponte Ronaco o degli Aurunchi, 186 metri per un totale di 21 archi a tutto sesto con cerchi concentrici di mattoni su pilastri in laterizio e la pavimentazione originale a basoli di trachite, il tutto in un panorama unico.

Unico nella denominazione e unico vino prodotto è quello dell’azienda Galardi che negli ultimi dieci anni, testimone del recente importante sviluppo della Campania in campo enologico, è riuscita ha produrre con aglianico e piedirosso il Terra di Lavoro, nome della pianura che si apre appunto a sud-ovest, un vino potente e aromatico che lo rendono uno tra i rossi del Meridione più apprezzati in Italia e all’estero.

Proseguite per Teano, ma se passante da Roccamorfina, paese che sorge proprio in quello che fu il cratere del vulcano da cui prende nome, allontanatevi per due km e mezzo verso nord dove fra boschi di castagni sarà possibile visitare il santuario di S. Maria dei Làttani.

Da Teano fino a Caserta lo scenario diventa più conosciuto, la pianura del Volturno ha ospitato Etruschi, Greci, Romani, Saraceni, praticamente chiunque abbia messo piede in Italia perchè essendo una zona cruciale nella delimitazione del territorio ha subito incursioni e battaglie epiche che hanno comunque lasciato anche resti storici importanti. Vi mancherà solo il tempo per vederli tutti, ma se può esservi d’aiuto, brevemente ecco i luoghi più importanti. A Teano, dove si svolse il famoso incontro nel 1860 tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, oltre ai monasteri dei benedettini che, durante i periodi di guerra trovarono un po’ protezione nella città, gli edifici medioevali, ci sono anche il Duomo del 1100, reso barocco intorno al 1600 e quasi interamente ricostruito nel dopoguerra, e i resti di un imponente teatro romano. Un po’ più a sud, sempre verso Caserta, il sito archeologico della antica Cales, Calvi Vecchia, e a pochi chilometri in un ansa del Volturno troverete Capua. In realtà, ai tempi in cui fu fondata, si chiamava Casilinum, ed era il porto fluviale di Capua, l’attuale S. Maria Capua Vetere. Con il suo ponte romano, più volte restaurato e ricostruito ha costituito nelle epoche storiche un punto decisivo di divisione e di conquista dei possedimenti. Oltre al ponte e ai ruderi delle torri fatte costruire da Federico II per proteggerlo, ci sono anche il Duomo, dal 966 al 1980 è stato sede arcivescovile, chiese e palazzi, il Museo Campano, che conserva reperti di età preromanica e romanica e dipinti dal 1400 al 1700, il castello normanno delle Pietre e quello cinquecentesco degli Spagnoli. Nelle vicinanze, alle pendici del Monte Tifata, si trova anche la famosa basilica di S. Angelo in Formis, che oltre all’architettura di esempio per quella di tutta la Campania nasce sull’antico tempio dedicato a Diana Tifatina. I nostri avi erano molto religiosi e sovente ricorrevano alla protezione degli Dei, soprattutto in una pianura dove non sempre le bonifiche che attuavano evitavano il formarsi di ampie zone paludose e quindi malsane (sembra però che a quei tempi la zona fosse tutta climaticamente più umida), ma sapevano anche divertirsi e lo facevano sicuramente nel grande anfiteatro, sulle colline adiacenti, di S. Maria Capua Vetere, paragonato per importanza a quello di Roma e di Verona. Non è l’unico esempio del passaggio romano in quella che era il centro urbano di allora, ci sono anche il Mitreo e gli Archi di Capua, il più grande edificio funerario romano della Campania detto Carceri Vecchie e quello La Conocchia.

A questo punto potete decidere anche di passare per Caserta per visitate il capoluogo, la cattedrale romanica e respirare l’atmosfera dell’antico borgo medioevale, e immergervi nella sontuosa bellezza del Palazzo Reale e del suo immenso parco.

Dopo aver percorso metà della pianura della Terra di Lavoro, addentriamoci verso nord-est, verso i monti del Taburno, verso i vigneti del Solopaca.

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