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Giggi Zanazzo
(1860 - 1911)
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Giggi (Luigi) Zanazzo è l'autore il cui impegno letterario ha contribuito a salvare dall'oblio la memoria delle vecchie tradizioni romane più di qualsiasi altro poeta o scrittore.
Da giovane aveva studiato ragioneria, ma ben presto sviluppò uno speciale interesse per il folklore della propria città.
Lavorando alla Biblioteca Nazionale di Roma ebbe l'opportunità di approfondire le sue conoscenze sulla città. Fortemente ispirato dalla lettura di Belli, i cui versi definì "immortali sonetti", Zanazzo cominciò a comporre poesie di suo pugno, usando lo stesso dialetto ruvido che aveva usato il suo autore preferito. Anche le sue tematiche erano principalmente basate sui fatti della vita di tutti i giorni.
Dal 1886 al 1888 pubblicò diverse raccolte di poesie, fra cui Proverbi romaneschi, Giggi pe' Roma, e altre. I suoi versi non pungevano tanto quanto quelli di Belli, ma incontravano ugualmente il gradimento dei lettori. Inaspettatamente, il giovane ragioniere si ritrovò famoso fra i poeti romaneschi.
Nel 1887 fondò una rivista letteraria dialettale chiamata Rugantino, dal nome della famosa maschera della Commedia dell'Arte, ispirata al tipico popolano romano. Negli stessi anni Zanazzo compose anche un certo numero di opere teatrali in dialetto.

La sua produzione migliore doveva ancora venire. Nel 1906 pubblicò Novelle, favole e leggende romanesche, e solo un anno dopo il titolo per il quale viene maggiornente ricordato, Usi, Costumi e Pregiudizi del popolo di Roma. In quest'ultima opera Zanazzo riportò una quantità di costumi locali, giochi, credenze popolari, rimedi tradizionali per molte malattie, indovinelli, giochi di parole, le varie grida dei venditori ambulanti e di mercato di Roma, e dedicò persino un breve capitolo al dialetto giudaico-romanesco.
Alcuni di questi argomenti erano già apparsi fra le note esplicative dei sonetti di Belli; ma Zanazzo ne fornì una descrizione metodica, e corredata di tutti i particolari. Per anni aveva pazientemente annotato ciò che aveva appreso come tradizione orale dalle persone di una certa età, trasformando infine questa mole di dati in un corposo saggio.

Confesso il vero, mentre una trentina d'anni fa li raccoglievo, scrisse nella prefazione, non immaginavo che un giorno mi sarebbero serviti a qualche cosa. (...) In tali occasioni non di rado mi accadeva di udire ora il pregiudizio, ora il rimedio simpatico, ora la leggenda... ora una cosa, ora un'altra, di cui subito pigliavo nota; ma, ripeto, facevo ciò per semplice curiosità, e anche per quella vivissima passione che avevo ed ho per le cose che col popolo hanno attinenza.
Tanto ero lontano in quel tempo dall'idea che siffatto materiale potesse interessare, all'infuori di me, altra persona; ed anche perché ignoravo che già dotti ed illustri scienziati (...) attendevano con amorevoli cure a salvare dalle ingiurie del tempo questi documenti intimi della psicologia di un popolo.

Ancora oggi il saggio di Zanazzo viene considerato una delle fonti di informazione più importanti e dettagliate riguardo al vecchio folklore romano. Il suo nome, però, viene ricordato solo da una breve strada nel popolare rione di Trastevere.


LA LINGUA
Fra gli autori dialettali, Zanazzo viene annoverato come il seguace più prossimo di Belli, perché il linguaggio usato nelle sue opere è la fedele trasposizione di quello parlato in strada dalle classi sociali più basse, laddove altri autori del suo tempo, come Pascarella e Trilussa, utilizzavano un dialetto abbastanza levigato, più tipico della classe medio-borghese. In particolare, Zanazzo scrive molti vocaboli che iniziano per doppia consonante, mentre ciò non avviene praticamente mai da parte degli altri autori a lui coevi.
Inoltre, a differenza di Belli e degli altri poeti, che dovevano fare i conti con la metrica e le rime per comporre i propri versi, i saggi di Zanazzo sono in prosa, per cui il testo, libero da qualsiasi vincolo letterario, appare perfettamente coerente con la lingua più genuina parlata dal vecchio popolo di Roma.
a view of Rome's lanes, from one of the many
19th century paintings by Ettore Roesler Franz

Le vocali accentate sono piuttosto frequenti; esse agiscono da ausilio alla lettura per una corretta pronuncia dei vocaboli dialettali; tuttavia quando una parola contenente una vocale accentata è usata più volte nel testo, l'accento viene a volte omesso, come se il lettore fosse già divenuto consapevole della pronuncia del vocabolo.

Zanazzo è forse il primo autore dialettale ad aver dimezzato le "r" nei vocaboli che dovrebbero averne due, quali carrozza ® carozza, ferro ® fèro, vorrebbe ® vorebbe, ecc. Tale pronuncia, che è ancora tipica del dialetto romanesco moderno, probabilmente entrò nell'uso comune verso il volgere del XX secolo. Inizialmente non tutti gli autori si conformarono a tale tendenza; per esempio, Cesare Pascarella mantenne quella standard, con la doppia "r".

Un'altro elemento interessante nel testo di Zanazzo è il modo in cui i due articoli er ("il") e un vengono abbreviati quando sono seguiti da un sostantivo che comincia per "l" oppure per "r", e talvolta per "m" od "n". Sebbene ciò non si trovi in nessun altro poeta dialettale (compreso Belli), rispecchia fedelmente l'effettiva pronuncia: se due consonanti consecutive producono un suono "poco familiare", ad esempio r + l, or n + r, la prima delle due viene omessa per elisione e la seconda raddoppiata, tranne la "r" (che resta singola), come mostra la seguente tabella:

PRONUNCIA
EFFETTIVA

ESEMPIO
er l...   ®e' ll...e' llago
un l...   ®u' ll...u' llimone
un m...   ®u' mm...u' mmaschio
un n...   ®u' nn...u' nnodo
...ma
er r...   ®e' r...e' rospo
un r...   ®u' r...u' ramo


La stessa elisione possono subirla anche le preposizioni articolate la cui consonante terminale, nella forma dialettale, è "r", quali ar ("al"), der ("del"), cor ("col"), ecc.

Nelle prime edizioni delle opere di Zanazzo non è infrequente trovare alcuni vocaboli, soprattutto brevi, la cui grafia tende a cambiare lungo il testo, e.g. e (per "può"), mmo e mmô ("adesso, ora"), e così via. Poiché la diversa grafia non modifica la pronuncia del vocabolo né tantomeno il suo significato, è difficile dire se tali discrepanze siano intenzionali, o piuttosto siano solo la conseguenza della scarsa dimestichezza del tipografo con il romanesco scritto.


Le seguenti pagine contengono alcuni brani da Usi, Costumi e Pregiudizi del popolo di Roma; in particolare la pagina 3 riporta per intero il capitolo che descrive le regole della Passatella, un gioco da osteria assai popolare nel XIX secolo.


pagina 2 pagina 3


G.Berneri
BERNERI
G.G.Belli
BELLI
C.Pascarella
PASCARELLA
Trilussa
TRILUSSA
A.Fabrizi
FABRIZI

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